Illustrazione in stile giapponese stile Ukiyo-e versione POP di Kabuki (歌舞伎), minimalista, con elementi correlati e colori tenui su sfondo beige.

Kabuki
歌舞伎
Un’arte scenica tradizionale giapponese che unisce canto, danza e recitazione, celebre per i suoi costumi elaborati e il trucco iconico.

▣ Cos’è esattamente il Kabuki e perché è così affascinante?

Il Kabuki è una forma di teatro classico giapponese, nata nel periodo Edo, che incanta ancora oggi il pubblico. Il suo nome stesso è un indizio: ‘ka’ (canto), ‘bu’ (danza) e ‘ki’ (abilità o dramma). Immagina storie avvincenti, spesso epiche o drammi quotidiani, raccontate attraverso un mix potentissimo di recitazione stilizzata, coreografie elaborate, musiche evocative e un’estetica visiva mozzafiato, fatta di costumi sontuosi e trucchi scenografici che trasformano gli attori in veri e propri personaggi leggendari. È un’esperienza che cattura tutti i sensi, un viaggio in un mondo di bellezza e dramma intensi.

▣ Chi fu l’innovatrice che diede il via alla tradizione del Kabuki?

All’inizio del XVII secolo, fu Izumo no Okuni, una sacerdotessa shintoista, a dare vita a questa forma d’arte. Cominciò a Kyoto esibendosi in danze e sketch drammatici in uno stile nuovo e vivace, che divenne incredibilmente popolare. La sua creatività ha gettato le basi per quello che sarebbe poi diventato il Kabuki come lo conosciamo oggi, sebbene con molte evoluzioni nel corso dei secoli.

▣ Cosa rende il trucco Kabuki, il ‘kumadori’, così iconico e significativo?

Il kumadori non è un semplice trucco, ma un vero e proprio codice visivo che amplifica le espressioni degli attori e comunica immediatamente la personalità del personaggio. I colori e i motivi esagerati sul viso hanno significati specifici: il rosso indica eroismo, forza o passione, il blu denota malvagità o tristezza, mentre il marrone può rappresentare creature soprannaturali. È un’arte che trasforma l’attore in una maschera vivente, rendendolo riconoscibile anche dalle ultime file del teatro.

▣ Quali elementi scenici speciali contribuiscono alla magia di uno spettacolo Kabuki?

Il palcoscenico Kabuki è un mondo a sé stante, ricco di invenzioni geniali. Non solo troviamo il ‘hanamichi’, una passerella che attraversa il pubblico e permette agli attori di fare entrate e uscite spettacolari, ma anche palcoscenici girevoli (‘mawari-butai’) e botole (‘seri’) per apparizioni improvvise. Queste meccaniche, insieme a rapidi cambi di costume a vista (‘hikinuki’), creano un flusso dinamico che tiene lo spettatore costantemente sul filo dell’emozione.

▣ Perché le donne non recitano più nel Kabuki e chi interpreta i ruoli femminili?

In origine, il Kabuki era recitato da donne, ma furono bandite per motivi morali. In seguito, anche i giovani uomini furono esclusi, lasciando il palco esclusivamente agli uomini adulti. Da allora, i ruoli femminili sono interpretati dagli ‘onnagata’, attori maschi che si specializzano nell’arte di rappresentare la femminilità con grazia e precisione estreme. È una tradizione che richiede anni di studio e dedizione per padroneggiare ogni gesto e sfumatura.

▣ Quali tipi di storie vengono solitamente raccontate sul palco del Kabuki?

Il repertorio Kabuki è vastissimo, spaziando da ‘jidaimono’ (storie storiche) che narrano le gesta di samurai e figure leggendarie, a ‘sewamono’ (drammi domestici) che esplorano le sfide e le relazioni della gente comune. Temi ricorrenti sono l’amore impossibile, la lealtà, il sacrificio e il conflitto tra il dovere e i desideri personali, spesso con un finale tragico o moralmente complesso che riflette la società del tempo.

▣ È vero che il pubblico partecipa attivamente durante una rappresentazione Kabuki?

Assolutamente sì! Durante momenti chiave dello spettacolo, come pose drammatiche (‘mie’) o entrate importanti degli attori, il pubblico manifesta il suo entusiasmo con grida di apprezzamento chiamate ‘kakegoe’. Questi esclamazioni, come ‘Nihon-ichi!’, non sono semplici applausi, ma fanno parte integrante della performance, creando un’atmosfera unica e un forte legame tra il palco e gli spettatori. È un segno di profonda conoscenza e apprezzamento dell’arte.

▣ Il Kabuki è un’arte immutabile o si è evoluto nel tempo?

Nonostante le sue radici profondamente tradizionali, il Kabuki non è affatto statico. Sebbene mantenga intatti i suoi codici estetici e di performance, continua a evolversi. Nuove generazioni di attori esplorano interpretazioni fresche, e talvolta vengono messe in scena opere contemporanee che incorporano elementi moderni pur rispettando la forma classica. Questa capacità di adattamento è ciò che gli permette di rimanere rilevante e affascinante anche nel XXI secolo.

Illustrazione in stile giapponese stile Ukiyo-e versione POP di Kabuki (歌舞伎), minimalista, con elementi correlati e colori tenui su sfondo beige.

▣ Curiosità

• Alcuni dei grandi attori Kabuki sono considerati “Tesori Nazionali Viventi” in Giappone, un titolo onorifico che riconosce il loro inestimabile contributo alla preservazione di questa forma d’arte unica.

• Il Kabuki è uno dei tre grandi tipi di teatro classico giapponese, insieme al Nō e al Bunraku (teatro dei burattini), ed è l’unico che si distingue per il suo glamour e la sua capacità di catturare immediatamente l’attenzione visiva.

• Durante le esibizioni, il ‘kurogo’ – un assistente vestito di nero, apparentemente ‘invisibile’ agli occhi del pubblico – aiuta gli attori con i cambi di costume e gli oggetti di scena, muovendosi con una discrezione tale da essere quasi un fantasma sul palco.

Termini correlati

Sakura (桜) – I fiori di ciliegio, simbolo iconico del Giappone, annunciano la primavera e incarnano la bellezza effimera e profonda della vita.
Shamisen (三味線) – Strumento musicale tradizionale a tre corde, simile a un liuto, usato nella musica giapponese.
Jinkō (沈香) – Il Jinkō, o agarwood, è una resina aromatica preziosissima formatasi nel legno degli alberi di Aquilaria, celebrata in Giappone per il suo profumo unico e profondo.