Itadakimasu (いただきます)

▣ Cos’è Itadakimasu e perché è così importante in Giappone?
Itadakimasu è molto più di un semplice “buon appetito”; è un’espressione di gratitudine profonda che si pronuncia prima di ogni pasto in Giappone. Va oltre il ringraziare il cuoco o l’ospite. È un riconoscimento sincero verso tutte le vite, sia animali che vegetali, che sono state sacrificate per il cibo, e un ringraziamento per il duro lavoro di chiunque abbia contribuito a coltivare, pescare, preparare e servire il pasto. È un momento di umiltà e consapevolezza del valore del nutrimento.
▣ Qual è l’origine di Itadakimasu e qual è il suo significato etimologico?
L’origine di Itadakimasu è antica e deriva dal verbo “itadaku” (頂く), che letteralmente significa “ricevere qualcosa ponendola sulla propria testa”. Questo gesto, in passato, indicava un profondo rispetto e gratitudine per ciò che si riceveva, specialmente se di grande valore o offerto da una persona di rango superiore. Con il tempo, il significato si è esteso al “ricevere umilmente” e, infine, al “mangiare” o “bere”, mantenendo sempre la connotazione di profondo apprezzamento.
▣ Esiste un gesto o una postura specifica che accompagna la pronuncia di Itadakimasu?
Sì, quando si dice Itadakimasu, è usanza unire le mani come in una preghiera (gassho), spesso accompagnando il gesto con un leggero inchino. Non è un rituale religioso, ma un modo per esprimere visivamente l’umiltà e la gratitudine per il cibo che si sta per consumare. Questo gesto rafforza il significato dell’espressione, rendendo l’atto del mangiare un’esperienza più consapevole e rispettosa.
▣ Itadakimasu è come dire ‘buon appetito’ o ‘grazie’ prima del pasto? Quali sono le differenze principali?
Sebbene Itadakimasu possa sembrare un “buon appetito” o un “grazie” occidentale, il suo significato è molto più profondo. “Buon appetito” è un augurio all’altro di godere del cibo, mentre “grazie” è spesso rivolto a una persona specifica. Itadakimasu, invece, è un ringraziamento universale rivolto al cibo stesso, alla natura che lo ha fornito e a tutte le persone che hanno contribuito a prepararlo, compreso chi ha fornito gli ingredienti. È un’espressione di gratitudine per il dono della vita che il pasto rappresenta.
▣ Itadakimasu è un’espressione sempre presente nella vita quotidiana giapponese o ci sono contesti in cui si può omettere?
Itadakimasu è un’espressione profondamente radicata nella vita quotidiana giapponese e viene insegnata fin dall’infanzia. È consuetudine dirlo prima di ogni pasto, sia a casa che al ristorante, a scuola o in ufficio. Non ci sono contesti particolari in cui verrebbe ommessa, a meno che non si tratti di una svista o di un’estrema informalità. Fa parte del galateo a tavola e della cultura del rispetto per il cibo, e la sua assenza sarebbe notata.
▣ Oltre alla gratitudine, quali altri valori culturali vengono trasmessi attraverso la pratica di Itadakimasu?
Itadakimasu trasmette valori fondamentali come il rispetto per la natura e per tutte le forme di vita, l’umiltà e la consapevolezza dello sforzo altrui. Insegna a non sprecare il cibo e a riconoscerne il valore intrinseco, promuovendo un senso di sostenibilità e apprezzamento per le risorse. È un promemanietto quotidiano che ricorda la connessione tra l’uomo, la natura e il lavoro, educando alla responsabilità e alla mindfulness durante il pasto.
▣ I bambini giapponesi imparano Itadakimasu fin dalla tenera età? Come viene insegnato loro?
Assolutamente sì. Itadakimasu è una delle prime espressioni di galateo e rispetto che i bambini giapponesi imparano. Viene insegnato dai genitori e dagli insegnanti, spesso con l’esempio, e ripetuto prima di ogni pasto a casa e all’asilo o a scuola. Fa parte delle buone maniere fondamentali, inculcando fin da piccoli un senso di gratitudine, rispetto per il cibo e consapevolezza del ciclo della vita che esso rappresenta.
▣ Itadakimasu ha delle espressioni “sorelle” o complementari per altri momenti del pasto?
Sì, Itadakimasu ha un’importante “sorella” che completa il ciclo del pasto: “Gochisōsama deshita” (ごちそうさまでした). Questa espressione viene pronunciata *dopo* aver terminato di mangiare. Significa anch’essa “grazie per il pasto”, ma si riferisce in particolare al ringraziamento per il banchetto, per lo sforzo della preparazione e per l’ospitalità. Insieme, Itadakimasu e Gochisōsama deshita, incorniciano il pasto con un profondo senso di gratitudine.
▣ Curiosità
• Originariamente, il verbo “itadaku” (頂く) non significava “mangiare”, ma “ricevere umilmente da una persona superiore”, spesso accompagnato dal gesto di sollevare l’oggetto al livello della testa per mostrare rispetto. Questo uso si è poi esteso al cibo come dono prezioso.
• Anche quando si mangia da soli, è comune pronunciare Itadakimasu. Questo sottolinea che l’espressione non è solo un atto sociale, ma una pratica personale di gratitudine e consapevolezza verso il cibo stesso, indipendentemente dalla presenza di altri.
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